Le fake news fanno guadagnare? Uno studio rivela quanto

Gli annunci classificati sono nati come uno strumento utile e diretto per vendere, acquistare o cercare lavoro, prima sulla carta e oggi soprattutto online. La loro forza è la semplicità: bastano poche righe per attirare l’attenzione e generare contatti. Tuttavia, proprio questa immediatezza ha aperto la strada anche a usi distorti, trasformando alcuni spazi di annunci in veicoli di truffe, inganni e contenuti fuorvianti. È in questo terreno che si intreccia il fenomeno delle fake news, anch’esse basate su visibilità, viralità e profitto.

Molto più di un fenomeno spontaneo o marginale: le fake news sono il risultato di una strategia precisa, confezionata per generare traffico, interazioni e, soprattutto, profitti. L’idea che le menzogne possano fruttare più della verità, purtroppo, è ben più di una provocazione: è un dato vero e proprio, supportato da indagini e numeri concreti.

Ce lo rivelano ExpressVPN e la sua ricerca: le notizie false generano guadagni enormi, sulla base di un sistema che premia la visibilità e il coinvolgimento, non la verità. Finché clic, visualizzazioni e tempo speso online saranno la più ghiotta moneta di scambio dell’economia digitale, la disinformazione continuerà a essere un affare per molti e un prezzo da pagare, in termini economici e sociali, per tutti gli altri.

Fake news e profitto: dietro le quinte del meccanismo

Il modello economico delle fake news è tanto subdolo quanto semplice. Una bufala viene creata per suscitare emozioni forti – indignazione, paura, rabbia o sorpresa – e confezionata con titoli clickbait. Ad accompagnarla ci sono spesso immagini d’impatto, magari generate con il supporto dell’intelligenza artificiale. Queste caratteristiche aumentano le probabilità di condivisione, commento e interazione, alimentando la viralità. A questo punto subentra il cuore del guadagno: la pubblicità online.

Siti e blog che diffondono notizie false ospitano banner e annunci: ogni visualizzazione o interazione con un annuncio genera un piccolo introito, che può andare da pochi centesimi a qualche euro. Ovviamente, se il contenuto dovesse raggiungere migliaia o milioni di visualizzazioni, il guadagno diventerebbe esponenziale. L’investimento iniziale è minimo, perché produrre una fake news costa poco o nulla rispetto a condurre un’inchiesta giornalistica: questo fa sì che il margine di profitto sia spropositato.

Giro d’affari delle fake news: i guadagni milionari della disinformazione

Gli studi analizzati forniscono cifre significative: una stima di NewsGuard svela che, su 155 miliardi di dollari di spesa pubblicitaria programmatica globale, circa l’1,68% finisce su siti disinformativi. Parliamo di qualcosa come 2,6 miliardi di dollari l’anno. Nei soli Stati Uniti ed Europa, tra gli oltre 6.700 portali monitorati, ben 519 diffondono regolarmente contenuti falsi soprattutto su tematiche riguardanti Covid-19 e vaccini. Anche quello del cambiamento climatico è un settore redditizio: secondo il Center for Countering Digital Hate, YouTube incassa oltre 13 milioni di dollari all’anno solo da video che diffondono fake news sull’ambiente.

Ma il guadagno non riguarda soltanto i creatori di contenuti: persino le piattaforme digitali sono coinvolte, poiché traggono profitto dal traffico che esse stesse generano. Più un contenuto è virale, maggiore è il tempo trascorso dall’utente sulla piattaforma: ciò accresce la quantità di pubblicità visualizzata e la raccolta di dati per annunci mirati. Questo crea un incentivo indiretto ma potente a non rimuovere subito le notizie false, soprattutto se portano molto engagement.

Oltre alla pubblicità, esiste il guadagno proveniente da vendite e marketing: alcuni influencer e “guru” digitali hanno imparato ad approfittarne, diffondendo disinformazione per vendere prodotti specifici. Un noto conduttore radiofonico statunitense, ad esempio, ha costruito un impero da oltre 165 milioni di dollari vendendo integratori e gadget collegati alle teorie complottiste da lui stesso promosse. Secondo il New York Times un altro individuo, un osteopata anti-vax americano, ha incassato più di 7 milioni di dollari nel solo 2020 attraverso la vendita di integratori e prodotti “naturali” durante la pandemia.