Cerchi un cane da tartufo? Beh, in Piemonte ce ne sono parecchie di occasioni, cioè dipende anche da dove guardi e da chi senti dire cosa. Ci sono i soliti lagotti romagnoli allevati proprio per quello, apposta, e poi anche cani di altre razze, o incroci, che però sanno cercare bene lo stesso. Però sì, diciamolo, il lagotto resta quello più gettonato, sarà per l’olfatto fine (dicono) e perché è abbastanza tranquillo, anche se poi ogni cane è un mondo a sé, ovviamente.
Meglio comunque sentire un allevatore serio, o presunto tale. Chiedi sempre i documenti, l’origine, le vaccinazioni iniziali, quelle classiche. Se riesci vai anche a vedere di persona, che tanto male non fa, anzi. Così guardi il cucciolo, come si muove, l’ambiente, la mamma, i fratellini che si rincorrono (scene un po’ caotiche ma utili). Se poi hanno anche fatto qualche prova col tartufo in giardino, beh, tanto meglio, anche se magari è solo una mezza scena ma rende l’idea.
I prezzi… qui si apre un capitolo. Un lagotto con pedigree parte da 1.200 euro, più o meno, spesso anche di più. Poi ogni tanto salta fuori qualche meticcio già un minimo addestrato, sui 500 euro, che non è poco ma neanche una follia. Controlla però che abbia fatto almeno un corso base, perché un cane che non ascolta è un problema, inutile girarci intorno. Meglio ancora se ha già iniziato col tartufo, giusto per capire se ci prende gusto o no, perché non è automatico.
In autunno e inverno gira un sacco di roba, annunci locali, mercatini, fiere agricole, gruppi online (che sono un po’ una giungla). A volte gli allevatori portano proprio i cuccioli ai mercatini, così li vedi dal vivo, li tocchi, e magari provi pure il fiuto con un tartufo piccolo. In un pomeriggio ne vedi tanti, anche troppi forse, ma ti fai un’idea se il cane cerca davvero o gira a caso.
La formazione poi non finisce lì, anzi. Anche dopo averlo preso conviene fare corsi, raduni, queste cose qui. Ci sono associazioni che organizzano giornate di ricerca e gare amichevoli, che sono utili più di quanto sembri. Impari anche roba pratica tipo usare il guinzaglio corto come si deve e premiare il cane senza esagerare coi bocconcini, che sennò ingrassa e basta.
Altro punto, forse noioso ma importante: il cane in casa. Il lagotto vuole muoversi, scavare, stare con qualcuno, non è un soprammobile. Un po’ di spazio fuori serve, diciamolo. Se sta in appartamento devi portarlo fuori spesso, più volte al giorno, anche quando non hai voglia. E spazzolarlo, spesso pure quello, perché il pelo riccio fa nodi che poi diventano un incubo.
Non scordarti nemmeno il kit base per andare a cercare: paletta, zappetta, sacchetti, un guinzaglio che non si rompa subito. Alcuni venditori, quelli un po’ più sul pezzo, danno anche un tartufo di prova. Serve al cane per prendere confidenza con l’odore, e anche a te per capire come reagisce. Col tempo capisci meglio che cane hai davanti e come aiutarlo, o almeno ci provi.
Prima di comprare, però, dai un’occhiata anche ai permessi. In certe zone servono autorizzazioni per raccogliere tartufi, non è tutto libero come sembra. Chiedi in comune o alle associazioni locali, che sanno sempre qualcosa. Meglio farlo prima che dopo, così eviti scocciature e magari cambi anche piano per le uscite nel bosco.
Alla fine scegliere un cane da tartufo in Piemonte ha senso, il territorio è quello giusto, boschi di querce, noccioli, posti buoni insomma. Un cane valido, allenato fin da piccolo, fa una differenza enorme, inutile negarlo. Parti con i controlli giusti, un addestramento decente e due attrezzi nello zaino, poi il resto viene da sé. E prima o poi ti trovi a girare per le tartufaie con il cane accanto, magari stanco ma soddisfatto, che non è poco.









